Giovedì 18 luglio 2019, Milano. Reperibile qui.
Non riesco a credere alle persone che dicono di avere un numero di amici
pari agli anni di Matusalemme. Sarà che per avere degli amici sinceri
ho dovuto fare il giro delle sette chiese, ogni volta che qualcuno tenta
di propinarmi l'idea del "ho un milione di amici" storco il naso e
rabbrividisco. L'amicizia, quella vera, è un rapporto non totalitario,
ma esclusivo. Una "trait d'union" basata sull'affetto, sulla stima,
sulla confidenza, sulla preziosa complicità: un sodalizio che non può
essere instaurato con chiunque. Gli amici numerosi, di solito, sono
quelli di comodo: quelli di cui ci si ricorda solamente quando si
necessita di un loro servigio. Ecco che, in quei frangenti, i rapporti
con soggetti dimenticati rifioriscono (fulgidi e rinverditi più che
mai). Sebbene lasciati in soffitta per anni, protetti dalla naftalina.
Un esempio. "Ho una visita all'ASL tra cinque mesi... vorrei
anticiparla. Ah, il medico che dovrà curarmi è stato un mio compagno di
classe! Non lo sento da secoli e non mi è mai interessato farlo. Ora lo
chiamo e ne approfitto: è un mio amico. Così gli chiedo di farmi questo
favore!". Ecco, da questa categoria di persone bisogna tenersi distanti.
Chi sfrutta lo fa con consapevolezza. Di solito, il manipolatore non si
cura realmente della nostra persona, ma bada unicamente al suo
tornaconto personale. Ahimè, chi scrive lo fa con cognizione di causa. E
sa quanti rapporti di tale grettezza esistano al Mondo. Un buon modo
per non cadere nella trappola del "ho un milione di amici", e ritrovarsi
così sfruttati, è possedere un minimo di onestà intellettuale. Non
esistono tante persone che siano degne di far parte delle cerchie più
strette. Nonostante sia un concetto difficile da acquisire, dal momento
che questa scelta presuppone un piccolo isolamento dalla realtà
circostante (cosa impensabile nella società della "easy friendship"),
l'idea resta valida. Gli amici veri, quelli che non ti sfruttano, si
contano con le dita di una mano. Sempre.
di Alessio Cozzolino per la sezione "Italians" del Corriere della Sera
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