Sabato 6 luglio 2019, Roma. Quest'articolo è stato pubblicato sia nel sito web di Repubblica.it (reperibile qui), sia nell'edizione cartacea del quotidiano (sezione commenti, pagina 33).
“Nella vita, capita che avvengano incontri speciali. Momenti in cui capisci la grandezza dell'uomo e la complessità del presente. Situazioni che non puoi non condividere per la loro semplice ed intrinseca bellezza. Avantieri, in uno di quegli umorali meriggi mediterranei, mi trovavo in un bar del centro di Cagliari. Stavo mangiando con un amico, quando sono entrate una signora d'una certa età in compagnia di una giovanissima ragazza nigeriana. La prima, tipica donna sarda, era intabarrata in un lungo vestito nero con un turbante color pece a coprirle il capo; l'altra, con lunghe cornrows, occhi vispi e un tubino arancione, a tenere il braccio dell'anziana".
"Hanno preso posto in un tavolino da cui si scorgono le aiuole fiorite di viale Carlo Felice. E io, vicino a queste due signore, non ho fatto a meno di origliare (mea culpa!) uno stralcio del loro dialogo e la dolcezza delle maniere. ‘Grazie di esserci. Non volevo rimanere a casa, Laraba, a guardare la tv pure oggi. Ti voglio bene’, ha detto l'anziana. ‘Anche io, tesoro’, ha replicato la ragazza, appoggiandole una mano affusolata nelle sue gote attempate".
"Mi sono commosso. Questi sono i momenti in cui ti rendi conto che non sei un folle
se auspichi una società multietnica, che non sei un buonista se ti
rendi conto dell'umanità altrui. Ogni giorno veniamo bombardati
mediaticamente da urla e paroloni, reiterati insulti alla dignità umana e
teatrini raccapriccianti verso coloro che sfuggono ai tormenti
(economici e/o sociali) dei loro paesi d'origine. Nessuno ci rivela, se
non pochi giornalisti e politici illuminati, la bellezza che scaturisce
dall'incontro di due background culturali differenti".
Stampato nell'edizione cartacea.
"Laraba,
come tante altre ragazze straniere, è giunta in Italia poco tempo fa
per farsi una nuova vita e aiutare così economicamente i suoi fratelli e
la sua mamma in Nigeria. ‘Faccio la badante e mi sento italiana’, mi ha
poi spiegato".
"Concita,
in questo racconto c'è l'entusiasmo sincero di un sedicenne sardo,
italiano, europeo, cittadino del mondo. Ai muri divisori bisogna
preferire i ponti unificanti. Il mondo è di tutti: ogni zolla di terra
non ha proprietari, ha occupanti. Così come l'Italia: italiano è chi
l'italiano fa. Non dev'essere il sangue a suggellare doveri e diritti.
Tanto più quello d'esser trattati come uomini”.
di Alessio Cozzolino per la sezione "Commenti" de La Repubblica
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